Ancora 11 settembre: una lezione dalle torri gemelle. Attenzione all’overreaction risk: ossia quando una reazione emotiva porta ad affrontare rischi più alti senza rendersene conto. Almeno 3.000 i morti in più non conteggiati dai numeri ufficiali.
Si ancora 11 settembre, ma con un taglio diverso. E’ sempre difficile parlare di morti quando si tocca la statistica, si rischia di passare per cinici, ma quando il messaggio può aiutare a riflettere, forse ne vale la pena.
2.996 i morti ufficiali, più un numero imprecisato che ha trovato la morte negli anni seguenti per tumori legati alle sostanze inalate. Sia i primi che i secondi sono indubbiamente deceduti per colpa dell’attentato. Ma c’è un altro gruppo di morti che si sono verificati negli anni successivi, almeno 3.000, la cui morte deriva da una decisione loro, pur come drammatica conseguenza dell’attentato.
Nei mesi e negli anni successivi all’evento un numero enorme di americani ha, per paura, scelto di usare l’auto invece dell’aereo. Questa paura ha ingrossato terribilmente i numeri dei morti per incidenti stradali.
Abbiamo trovato questo tema solo nell’ottimo libro di Gerd Gigerenzer, “Imparare a rischiare” e siamo andati a scavare nelle statistiche (vedi fonte nei commenti) per calcolarne l’impatto.
Se fino al 2000 i morti sulle strade americane erano ogni anno 47.500, dal 2002 in poi abbiamo avuto una mortalità in eccesso fino al 2006, con punte di 3,7 deviazioni standard oltre la media.
Anche solo considerando l’eccesso oltre le 2 deviazioni, si stimano i 3.000 morti in più.
Drammaticamente la paura degli attentati è stata la causa di queste ulteriori morti.
Quante volte il timore di un rischio ce ne fa affrontare di peggiori? Quante volte le reazioni emotive ci portano a non considerare elementi noti? Quante volte la paura di un evento caratterizzato da una probabilità bassissima, ci fa assumere comportamenti che complessivamente ci espongono a rischi maggiori?



